Foz Do Iguaçu

In anteprima, l'articolo che verrà pubblicato sul nuovo numero di ISF-Press Inverno2007: Viaggio nel Sud. Esperienze di ricerca tra le strade di Foz Do Iguaçu



I diari di Ilaria e Rodrigo

Per seguire da vicino le vicende di Ilaria e Rodrigo a Foz leggi i loro blog:

Un progetto di ricerca sull’autocostruzione a Foz do Iguaçu

Cartina Paranà

Situata alla foce dell’Iguaçu sul fiume Paranà, al confine tra Brasile, Paraguay e Argentina, Foz do Iguaçu (266.771 abitanti [1]) si trova in una regione in cui l’intervento umano ha portato a drastici cambiamenti legati all’ambiente e alla popolazione. Si pensi soltanto alla vicina diga di Itaipu, la seconda centrale elettrica al mondo, la cui costruzione (intrapresa nel 1973) ha portato alla deviazione temporanea del corso delle acque, con conseguenti e incalcolabili danni alla popolazione locale, che ha visto scomparire tra i flutti case e campi coltivati.

La diga Itaipu

Diga Itaipu

Da un progetto internazionale tra Brasile e Paraguay, Foz do Iguaçu si trasformò in un enorme cantiere. Circa 40 mila lavoratori, insieme alle loro famiglie, raggiunsero la città da ogni parte del mondo e vi si stabilirono in cerca di fortuna. Ancora oggi, però, gli operai che contribuirono alla costruzione della diga accusano le grandi imprese di aver reso l’opera monopolio dei capitalisti. Questi ultimi, infatti, usufruendo del capitale straniero, si collocarono abusivamente nel territorio.

La nascita della Favela

Una moltitudine di persone occupò il territorio, dividendolo in quartieri, fatto che generò una marcata divisione in classi sociali. Terminati i lavori nel 1984 operai ed ex lavoratori, esclusi dalla società capitalista, diedero vita a quella che oggi è diventata la periferia urbana della città. A distanza di 30 anni dalla costruzione della diga gli abitanti non hanno ancora acquisito diritti né di proprietà né di cittadinanza.

Favela Foz


Dai primi anni ’90 ad oggi la popolazione brasiliana senza casa è aumentata del 205% [2]. L’89% delle città ancora accumula immondizie a cielo aperto in spazi di periferia, e famiglie intere vivono sotto i viadotti o sotto le piante dei giardini pubblici. Da un lato grattacieli, centri commerciali, quartieri d’alta classe con giardini, piscine e guardie di sicurezza, dall’altro, centri abitati in cui si vive nell’estrema miseria. Gran parte della popolazione è esclusa dal mercato immobiliare legale ed è costretta a procurarsi delle alternative. Nelle grandi città non ci sono pianificazioni urbanistiche. Permangono lotti senza alcuna costruzione, proprietà di privati o di agenzie immobiliari, non multate né espropriate dal comune.

Favela Foz

A questo fenomeno si aggiunge quello delle costruzioni abusive, con alti prezzi d'affitto e subaffitto spesso regolamentati dalla malavita organizzata. In tal modo si verifica uno spopolamento delle aree rurali e un inurbamento selvaggio (favelas) che genera una forte perdita d’identità e conflitto crescente tra i poveri, violenza urbana per la sopravvivenza, prostituzione e manovalanza a basso costo per il traffico delle droghe.

Il progetto

Grazie all’esperienza personale maturata tre anni fa da Ilaria (socia di ISF Cagliari) a Foz do Iguaçu presso la Sociedade Civil Nossa Senhora Aparecida, ci siamo avvicinati alla realtà delle favelas e allo stato di miseria in cui versano.

Rodrigo, anche lui socio di ISF Cagliari, sta portando avanti un lavoro di tesi sulla progettazione di abitazioni plurifamiliari da realizzarsi col metodo dell’autocostruzione.

Favela Foz

La ricerca partirà da uno studio approfondito sui materiali poveri per l’edilizia e sul loro impiego finalizzato alla costruzione semplificata. Si dedicherà, inoltre, all’osservazione diretta dell’ architettura tradizionale brasiliana, dell’ovest del Paranà, Ciudad de l’Este (Paraguai), Ciudad Puerto Iguazù (Argentina). I dati demoscopici, ambientali culturali e sociali che saranno raccolti durante il lavoro e l’analisi di progetti simili realizzati nelle città limitrofe, influiranno sulla validità della progettazione. Non si esclude che un progetto di questo tipo possa scontrarsi con l’organizzazione della realtà locale, spesso restia alle innovazioni introdotte dalle organizzazioni esterne, anche se il popolo brasiliano offre la massima disponibilità all’accoglienza e alla cooperazione una volta instaurato un rapporto di fiducia e complicità.

Il progetto di autocostruzione proposto da Rodrigo nella sua tesi s'incastra perfettamente con l’esigenza di costruire abitazioni più stabili che determinino la creazione di una comunità che si identifichi col territorio evitando continue migrazioni in cerca di territori idonei alla sopravvivenza e che provi ad arginare lo stato di illegalità e criminalità che contraddistingue le favelas.

Il lavoro mira, in primo luogo, a stabilire un coinvolgimento che renda partecipi in maniera diretta gli abitanti delle zone più degradate utilizzando i materiali poveri a disposizione e proponendone altri a basso costo. Oltre al perfezionamento della struttura abitativa si creerebbe anche un maggiore attaccamento degli autocostruttori a quanto da loro realizzato che porterebbe a un legame maggiore con la propria terra.

L’esperienza di Rodrigo avrà inoltre lo scopo di rafforzare i rapporti di collaborazione tra Ingegneria Senza Frontiere e le realtà locali del sud ovest del Paranà e favorire la nascita di altri progetti simili legati anche ad altri settori tecnico-ingegneristici.

Serena, Ilaria e Ilenia

Fonti:
[1]IBGE 01/07/2001
[2] IBGE, Censo 2000




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